Allarme Social tra i giovani: l’assurda morte della piccola Antonella

In questi giorni ha fatto molto rumore la storia di Antonella, una bambina di soli dieci anni morta per asfissia dopo aver partecipato ad una sfida su Tik Tok. La Procura di Palermo ha già avviato verifiche sulla piattaforma social utilizzata dalla piccola e innocente vittima: si indaga per istigazione al suicidio.

Le sfide di Tik Tok

Le challenge sono una componente fondamentale di Tik Tok; a volte vengono lanciate da famosi influencer, i cui “balletti” e giochi catturano rapidamente l’interesse e la curiosità dei propri follower. Purtroppo può capitare che sulla piattaforma si diffondano anche sfide molto pericolose, come la prova di resistenza conosciuta con il nome di “Black Out Challenge”. Per quanto sia difficile immaginare una cosa simile, la sfida che molti giovani hanno “accolto” consiste nello stringere una cintura attorno al collo e cercare di resistere il più possibile. L’analisi di alcuni dati raccolti da un sondaggio effettuato da Skuola.net, ha fatto emergere che un ragazzino su cinque è stato protagonista di questa prova. Purtroppo, non sempre tutto può andare per il verso giusto. La vicenda della piccola Antonella ne è una prova.

Maggiori controlli sui Social

Nonostante i social rappresentino indubbiamente un’opportunità per mantenere quelle relazioni importanti venute a mancare a causa del Covid, questi strumenti celano non pochi rischi. Un loro uso sproporzionato può generare dipendenza. Quasi tutte le piattaforme si caratterizzano inoltre per la poca trasparenza e il mancato rispetto per la privacy di molti utenti. In aggiunta, le modalità di iscrizione a Tik Tok sembrano non tutelare adeguatamente i minori. Bisogna dunque creare sistemi di controllo più rigidi per proteggere i nostri ragazzi, non sempre capaci di valutare al meglio le conseguenze delle proprie azioni. Dopo la morte della piccola Antonella, il Garante per la protezione dei dati personali ha infatti disposto il blocco di Tik Tok per tutti gli account “per i quali non sia stata accertata con sicurezza l’età anagrafica”.

Cosa possiamo fare?

La drammatica vicenda di questa bambina impone agli adulti di interrogarsi sulla propria responsabilità di educatori. In primo luogo è fondamentale diventare un punto di riferimento per i ragazzi e preoccuparsi dell’impatto che i social hanno sulle loro vite. La legge prescrive che bisogna avere almeno 13 anni per iscriversi su queste piattaforme. Intanto si può cominciare evitando di dotarli di uno smartphone prima che abbiano compiuto questa età. Non bisogna lasciar soli i ragazzi, ma proteggerli, anche con un controllo consapevole.

Maria Felicita Mucci

Studentessa poliglotta di Relazioni Internazionali con la passione per la scrittura, l’arte, la fotografia e la cucina. Il mio segreto? Mettere il cuore in tutto!

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