La lettura ai tempi del Coronavirus

“Vorrei avere più tempo libero per leggere”. Per anni questo è stato il mantra dei lettori più accaniti, seguito da “leggo poco perché non ho tempo”. La lettura appariva una questione di tempo e l’arrivo del Covid-19 ce l’ha restituito.

L’emergenza che abbiamo vissuto ci ha imposto nuovi tempi e nuove pratiche. Il lockdown ci ha restituito ritmi lenti per riabitare il tempo dell’otium. Ci siamo dedicati alle attività procrastinate per anni, costruendo nuove routine in spazi quotidiani prima dedicati al riposo. Tra queste attività c’è la lettura.

Il libro come oggetto terapeutico di evasione

Il libro si è rivelato “oggetto terapeutico” per evadere dalle mura domestiche ed esplorare luoghi sconosciuti rimanendo sul divano. Leggere ci ha regalato le storie di cui il mondo reale, tra costrizioni e restrizioni, ci stava privando. Perché un libro parla, tiene compagnia e consola. Anche in tempi di isolamento forzato. “Un viaggio a prova di decreto” potremmo dire.

Programmare il futuro partendo dal passato

In questi due mesi la lettura ci ha anche aiutato a trovare idee per ripartire. Programmare e ripensare il nostro futuro e quello del mondo intero, perché il Coronavirus non è una faccenda solamente italiana. Non a caso, la retorica ha spesso associato il Covid-19 a una guerra. Uno scenario catastrofico e surreale: una malattia che colpisce il mondo e ci vede chiusi in casa dopo secoli di lotte per ottenere la libertà di movimento. Le strade deserte, la natura che si riappropria dei suoi spazi, persone che muoiono e ospedali al collasso. L’economia mondiale che crolla e la speranza che ci abbandona. Ci siamo trovati immersi in quella che in letteratura viene definita “distopia”, un futuro negativo, ma prevedibile.

Diversi studi hanno ormai dimostrato che l’impatto umano sull’ambiente è una delle cause del Covid-19. Da qui è nata un’esigenza di cambiamento imminente che si prospettava anche prima della pandemia.

La lettura come antidoto del virus

Quante volte abbiamo detto: “Non saremo più come prima. Questa volta cambieremo” e poi non siamo cambiati? Quest’idea ha portato i lettori a cercare risposte nei grandi autori del passato che avevano vissuto esperienze simili, come “nani sulle spalle dei giganti”.

Dal Decameron di Boccaccio, che nelle novelle trova un “antidoto” alla peste del 1348; a L’amore ai tempi del colera di Gabriel García Márquez, in cui la malattia diviene metafora amorosa; fino ai grandi autori del Novecento che utilizzano il “contagio” come metafora di dittature e altri orrori umani.

I libri più venduti

Tra i libri più venduti durante il lockdown vi sono tre capolavori della letteratura che hanno trattato di “situazioni al limite” simili alla nostra, nascondendo degli insegnamenti preziosi per i lettori di oggi: La peste di Albert Camus (1947), Cecità di José Saramago (1995), Spillover di David Quammen (2012).

Camus e Saramago utilizzano l’allegoria del virus, che è, allo stesso tempo, malattia e riflessione sulla condizione dei regimi novecenteschi, orribile eredità dello scorso secolo.  Nel romanzo di Saramago la società diventa improvvisamente cieca per una colpa che si scoprirà alla fine del libro e tornerà a vedere solo quando l’avrà espiata. Solo il buio permetterà agli uomini di tornare alla luce. Potremmo perciò supporre che il coronavirus, al pari della cecità, è un ambasciatore del futuro, un avvertimento che vuole insegnarci qualcosa.

Quammen parla di una situazione molto simile a quella odierna, ma 8 anni prima del coronavirus.  A chi lo ha definito “visionario”, l’autore ha risposto di aver semplicemente ascoltato scienziati, virologi e climatologi che, ormai da decenni, prevedevano una condizione di questo tipo. Cambiamento climatico, devastazione dell’ecosistema e una diffusione sempre maggiore di virus. Questo fa certamente riflettere sulle abitudini che avremmo potuto cambiare prima dell’arrivo della pandemia e che ora esigono attenzione immediata.

Cosa ne sarà della lettura nei prossimi mesi?

Secondo gli ultimi dati AIE, il mondo del libro ha subito una perdita di fatturato pari a circa 134 milioni. Ma come è possibile se i lettori hanno continuato a leggere e ne sono persino nati di nuovi? La risposta è nel “ritorno alla propria biblioteca” conseguenza dello stop alle nuove uscite imposto dal Dpcm: 8 milioni di copie bloccate nelle settimane più difficili della crisi, quelle con le librerie chiuse, dal 16 marzo al 3 maggio. Misure adottate per tutelare tipografi, editori, librai e corrieri dal virus. Sono stati tempi di lettura “in cattività” in cui i lettori hanno riscoperto i libri abbandonati sugli scaffali delle proprie librerie, ritrovando l’occasione per leggerli.

Per quanto riguarda le modalità di acquisto, con le librerie chiuse i consumatori si sono rivolti agli store online che adesso coprono quasi il 50% del mercato, ma hanno resistito quelle librerie capaci di fidelizzare la clientela e che hanno risposto alla serrata obbligata con nuovi servizi di consegna a domicilio. È il caso di Nunzio Belcaro, della libreria Ubik di Catanzaro Lido. Il libraio, durante un’intervista a Repubblica, ha raccontato di essere riuscito ad aumentare le vendite del 20%, grazie al servizio a domicilio e ai consigli forniti ai suoi lettori. Catanzaro era una città in fondo alle classifiche per consumi culturali, eppure il lockdown e il rapporto fiduciario con il libraio hanno stimolato il consumo di libri (soprattutto classici). 

L’isolamento forzato ha stimolato anche un nuovo connubio tra editoria e online. Le presentazioni e i premi letterari si sono convertiti in versione digitale attraverso dirette Facebook e meeting online, come Il Salone del Libro di Torino e Il Premio Strega. Gli scrittori si sono palesati sui social e le case editrici hanno fatto pace con il piccolo schermo dello smartphone. Prima della pandemia il mondo del libro rifiutava la dimensione digitale, ora sembra averla accolta come mezzo per estendere il proprio potenziale e abbracciare il suo pubblico, anche se virtualmente.

I risultati di questa conversione potranno essere valutati solo nei prossimi mesi. Nel frattempo, le librerie hanno riaperto, le nuove uscite sono ripartite dal 4 maggio e gli italiani continuano a leggere per programmare il loro futuro.

Federica Giosi

Redattrice, copywriter e blogger. Laureanda magistrale in Digital Marketing&Business Communication. Ho una “stanza tutta per me” dove custodisco libri e riviste per nutrire le idee. Credo in una comunicazione responsabile che renda i cittadini consapevoli delle proprie scelte.

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