L’arte del saper controllare le proprie emozioni

Un mese fa, all’1.36 di notte dormivo beata. Probabilmente sognavo le mie prossime vacanze estive, con la gioia nel cuore di chi si sente finalmente libero dopo aver affrontato un’altra sessione. Oggi, all’1.36 di notte scrivo quest’articolo.

In una situazione diversa da quella che stiamo vivendo a causa del COVID19, potrei attribuire la causa dell’evento a un pasto pesante o ad una preoccupazione di troppo. In questo momento però, nel bel mezzo di una pandemia, sono convinta che forse la causa è un’altra: la mia assoluta incapacità di gestire le emozioni. Vi chiederete cosa c’entri con l’insonnia o la pandemia stessa, e il fatto è che queste due cose non sono mai state più legate.

Per legittimare scientificamente ciò di cui parlerò in questo articolo, rimando a quanto dice un’autorità in materia: “The Yale Center for Emotional Intelligence and Collaborative for Academic and Social and Emotional Learning” (CASEL) ha definito la nostra società attualmente e completamente sopraffatta dalla pandemia che ci circonda. L’istituto di ricerca ha sottoposto 5000 persone provenienti da tutto il mondo al questionario “how you feel right now”, tramite il quale la maggioranza ha espresso sentimenti d’ansia, oppressione, stress per una situazione economica instabile, irritabilità, tristezza e soprattutto paura di morire. Solo il 5% è riuscito a essere positivo, concentrandosi sulla gratitudine e la speranza. Per far sì che le percentuali si invertano, e che la maggior parte di noi non si concentri solo su ciò che di negativo ci accade intorno, dovremmo trovare un metodo e una strategia a cui affidarci.

Ognuno può trovare la sua strada per controllare le emozioni e non farsi sopraffare dal panico: il mio vicino di casa, ad esempio, che ogni notte alle 2 del mattino si alza per andare a fare una passeggiata al chiaro dei lampioni della nostra via, l’ha trovato. Più difficile è quando ciò che manca irrimediabilmente non è solo la passeggiata per uscire dal torpore quotidiano, ma è ciò che si pone alla base del nostro sistema nervoso: il bisogno primario di avere un contatto umano. L’isolamento dalle persone che amiamo, ma magari anche dal nostro collega di lavoro che ordinariamente non sopportiamo, ci porta a vivere un’esperienza di dolore psicofisico.

Secondo gli specialisti, il metodo per affrontare il tutto, è quello della emotion-regulation. È stato psicologicamente testato che chi ha l’abilità di usare questo metodo vive una vita migliore con se stesso e con gli altri.

Questo metodo consiste nel monitorare le emozioni che ci invadono, minimizzando le più negative e celebrando le positive.È chiaro quindi che il processo della emotion-regulation funziona nella misura in cui parte da un dialogo con noi stessi, cosa che per alcuni risulta particolarmente difficile. Ma in questo specifico periodo più che mai, ascoltare le nostre paure e scegliere la strategia per affrontarle senza farci sopraffare da queste, è la chiave che alla fine di ogni giornata porterà ad arricchire la nostra isola della gratitudine.

Ciascuno di noi deve inventarsi delle strategie diverse e specifiche, delle pratiche minime, dall’impostare una sveglia la mattina al praticare sport fino a cucinare, scrivere, cantare, imparare una nuova lingua, o modellare un vaso di ceramica. Tutto questo potrà peraltro portarci a voler condividere con chi amiamo la gioia dell’aver scoperto una nuova passione, o semplicemente la gratitudine per essere ancora vivi e capaci di porci un obiettivo.

Da quando sono venuta a conoscenza di questo studio, ho cercato di applicare il metodo ogni giorno, e da cinque giorni non cerco più le notizie sulla pandemia compulsivamente come facevo prima, alla ricerca di una data in cui tutto questo possa finire.

La mia personale strategia per controllare le emozioni parte dallo stilare una lista di ciò per cui sono grata, e continua col pensare a come vorrò pormi nei confronti delle persone alla fine di questo periodo, e a come dare maggior valore alla condivisione. Pur cercando di applicare questo metodo “scientifico”, la deriva emozionale non ci mette al riparo dagli inevitabili momenti di down, nei quali la voglia di abbandonarci alle ansie sembra avere la meglio. Nella fase in cui ciò accade, ad aiutarci può essere soltanto l’accettazione verso le nostre fragilità e la fierezza nell’averci provato.

Istruire noi stessi a questo processo di autodisciplina, tra controllo delle emozioni e loro accettazione, significa realizzare che la paura è salutare, ma che invece l’ansia e il panico ne sono una deriva incontrollata e dannosa.L’obiettivo per ognuno di noi è trovare una propria strategia di “sopravvivenza” psichica.

E tuttavia la situazione oggettiva è così difficile, dopo più di un mese di lockdown, che il nostro Ministero della Salute ha messo a disposizione un servizio di supporto psicologico accessibile a tutti h24 e 7 giorni su 7, al numero verde 800.06.55.10. Chiedere aiuto non è definire se stessi come deboli, vergognandosi della propria necessità di sostegno, ma è essere forti abbastanza da riconoscersi il diritto di voler vivere al meglio la propria vita, soprattutto in tempi di Pandemia.

Francesca Oddi

Dottoressa in Giurisprudenza. Romana di nascita, ma veneziana d'adozione. Scrivo e coordino il magazine LUMSA dal primo anno di università. https://www.linkedin.com/in/francesca-oddi-134880115/

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