Pearl Harbor: 80 anni dal “giorno dell’infamia”

Durante le prime luci dell’alba del 7 dicembre 1941 il quartier generale della United States Pacific Fleet venne attaccato a Pearl Harbor, nell’arcipelago delle Hawaii.

L’operazione venne organizzata e portata a termine dalla Marina imperiale giapponese. 

Questo evento segnò l’entrata in guerra degli Stati Uniti d’America che, fino a quel momento, avevano solo “guardato da lontano” cosa stesse accadendo ormai in tutto il resto del mondo. 

L’arsenale militare della United States Army

La United States Army poteva contare sulla forza di 43 000 soldati.

Complessivamente la flotta del Pacifico era costituita da 127 navi di tutti i tipi, di cui 96 erano a Pearl Harbor il 7 dicembre 1941. 

l’USAAF disponeva poi di 50 bombardieri leggeri e medi, 12 bombardieri pesanti, 13 ricognitori e 152 caccia; le forze aeree della marina e dei Marine, comprendevano 69 idrovolanti, 11 caccia e 30 bombardieri.

La scelta di attaccare proprio il 7 dicembre

La data dell’attacco fu determinata considerando una serie di fattori. 

I giapponesi sapevano che l’ammiraglio Kimmel era solito rientrare a Pearl Harbor con la sua flotta per il fine settimana e che proprio durante quel periodo molti uomini sarebbero quindi scesi a terra, facendo così diminuire l’efficienza degli equipaggi a bordo. La scelta ricadde quindi su una domenica. 

Inoltre, dato che dopo la metà di dicembre, a causa del monsone, le condizioni atmosferiche e del mare avrebbero reso difficoltosi gli sbarchi anfibi nella Malacca e nelle Filippine e le operazioni di rifornimento in mare della flotta destinata a Pearl Harbor, le operazioni avrebbero dovuto iniziare prima di quella data. 

L’8 dicembre alle Hawaii ci sarebbe stata la luna nuova, e la conseguente oscurità notturna avrebbe aiutato le portaerei ad avvicinarsi di nascosto al loro obiettivo.

L’attacco dei nipponici

La United States Army venne colta completamente di sorpresa e quindi le forze aeree presenti nelle Hawaii non poterono dispiegare una difesa efficace.

L’operazione fu un successo per i nipponici che fecero saltare in aria una corazzata, ne capovolsero un’altra, e ne affondarono altre tre. Sei navi furono affondate e sette gravemente danneggiate.

In volo gli statunitensi persero dieci aerei. 

La stima dei morti statunitensi ammonta a 2403 uomini e quella dei feriti a 1178.

Per ricordare il tragico evento

In ricordo dell’attacco giapponese è stato costruito un monumento denominato “USS Arizona Memorial“. Si tratta del relitto della corazzata, immerso in pochi metri d’acqua.

Il monumento è accessibile solo con battelli.

Sulla terraferma invece, sempre nella baia, si trova l’edificio dell’USS Arizona Memorial Visitor Center, un monumento che contiene le lapidi dei marinai che persero la vita sulla nave durante l’attacco.

Il 7 dicembre di ogni anno le scuole e le istituzioni statunitensi issano la bandiera a mezz’asta per quello che viene ricordato come “il giorno dell’infamia“.

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