Spunti di riflessione: ragione e follia

Lo studio del legame che unisce la nozione e il concetto di follia a quello della ragione è una delle tematiche che meglio si inseriscono all’interno degli studi legati alla necessità di comprendere, valutare, giudicare e rispondere ai problemi che nelle società sono stati posti dall’esperienza della follia. 

Il folle e la libertà

Studiando l’origine dei modelli organizzativi attraverso i quali, nelle varie epoche, gli uomini sono riusciti a convivere rinveniamo che fin dal diritto romano classico era chiaro a tutti che dove vi sono gli uomini vi è una società e dove vi è una società occorre darsi delle regole (Ubi homo ibi societas ubi societas ibi ius). La convivenza, infatti, impone il rispetto di alcune regole sia all’interno delle famiglie, sia nelle organizzazioni sociali più complesse. Fino a quando non si è riusciti a creare un sistema organizzativo in grado di comporre la pluralità degli interessi, la libertà delle persone non era protetta da uno Stato, ma dalla forza e dalla ricchezza. La nascita degli ordinamenti giuridici moderni, pur con tutte le loro contraddizioni e pur con tutti i loro limiti, risolve all’interno di un sistema ordinato di regole le varie spinte egoistiche e violente. 

Dall’esperienza recente degli ultimi secoli della creazione degli ordinamenti giuridici statuali nasce la distinzione tra ciò che per una società è un comportamento ragionevole (quello cioè di chi rispetta le regole) e ciò che non lo è: l’irragionevole è tale perché tradisce il patto sociale da cui nasce l’organizzazione dello Stato e delle sue regole e perché si pone in antagonismo con quella organizzazione. 

La vita ha da sempre imposto agli uomini la necessità di ricercare equilibri razionali da usare per la comprensione della complessità dell’esistente. Per questo sono nate teorie filosofiche e religioni, con l’obiettivo di ricondurre l’incomprensibile all’interno di schemi cognitivi di cui si era fatta l’esperienza, al fine di trovare un senso nelle dinamiche dei vissuti quotidiani. 

L’insegnamento degli antichi

Già la definizione di follia non si presta ad una lettura unitaria potendosi rappresentare, secondo logiche molto diverse, in una molteplicità di modelli concettuali che impongono di essere tutti analizzati prima di tentare un processo di riduzione ad unità. L’etimologia di follia ha origine nel termine latino “follis”, che stava a designare un pallone, cioè un contenitore chiuso pieno di aria.

Nella filosofia classica la follia è un’esperienza dell’anima che, come tale, sfugge ai tentativi di ordine razionale e chiede l’intermediazione dell’amore. Secondo Platone, infatti, la capacità di comprendere la dimensione irrazionale dell’esperienza di una persona deriva dal sentimento dell’amore che diminuisce la distanza e porta alla comprensione. È un’esperienza che facciamo anche noi tutti i giorni nel rapporto con le persone; quelle che ci stanno più a cuore e più vicino sono quelle che riusciamo a capire e conoscere meglio, l’indifferenza e la distanza portano solo incomprensione e pregiudizi. Non riusciremo mai a capire una persona che non frequentiamo.

Massimo Maria Putti

Nato a Roma nel 2002, cresciuto ad Ancona. Attualmente studente LUMSA. Tra i banchi del liceo è nata la passione per la politica, che si è accumulata a quella per la storia, per la filosofia e per i viaggi.

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