La Russia in guerra dice addio ai social network

Dal 14 marzo inaccessibili alcune tra le principali reti sociali 

L’isolamento russo

L’isolamento russo rispetto al mondo occidentale, dovuto al conflitto russo-ucraino, continua ad inasprirsi. Sembra strano, eppure dopo decenni in cui il mondo si è globalizzato, in poche settimane tutti i principali marchi e compagnie occidentali hanno lasciato la nazione russa. 

Il ban dei social network arriva dopo che il Roskomnadzor, ovvero l’organo russo per la supervisione nella sfera della connessione e comunicazione di massa, ha giudicato Meta, la compagnia di Mark Zuckerberg responsabile di Facebook e Instagram, come un’organizzazione estremista. La decisione del Roskomnadzor deriva in particolar modo dal fatto che Meta avrebbe permesso ai suoi utenti di pubblicare messaggi di violenza contro il governo e l’esercito russo. Per il momento altri social molto utilizzati come Whatsapp, di proprietà di Meta, e Youtube sembrano aver passato il controllo del Cremlino e rimangono accessibili.

La reazione degli utenti

Sebbene sia possibile aggirare il divieto utilizzando una connessione VPN, molti dei più famosi utenti hanno lamentato la decisione russa di rendere inaccessibili i social. In particolare, l’addio a Facebook è sembrato molto meno doloroso rispetto a quello per Instagram. Infatti il social vantava circa 80 milioni di utenti in Russia, tra i quali numerosi influencer e content creator molto seguiti e per i quali Instagram era un vero e proprio lavoro. Alcuni di questi utenti hanno salutato in lacrime i propri seguaci, lamentando pubblicamente la decisione presa dal governo russo. 

Dal 30 Marzo è possibile scaricare Rossgram, una sorta di Instagram russo creato da Alexander Zobov e Kirill Filiminov per cercare di offrire un’alternativa ai social occidentali. 

I social: un’arma digitale tra la cortina di ferro

Quella presa dal Presidente russo Vladimir Putin è una decisione opposta rispetto al suo omonimo americano Joe Biden. Infatti la Casa Bianca ha già usato più volte i social network e i suoi utenti più famosi per incoraggiare la circolazione di alcune informazioni, così da poter raggiungere principalmente gli utenti più giovani e poco inclini a mezzi di informazione più tradizionali. La volontà del Cremlino di bloccare i social in Russia ha invece lo scopo contrario: cercare di inibire, o almeno limitare, l’informazione indipendente dei cittadini russi a favore di un’informazione controllata dal potere. 

Bisogna considerare che i social più utilizzati sono di proprietà di aziende occidentali, prime tra tutte Meta, che ha sede in California, e che queste aziende sono in possesso di un’ingente quantità di dati riguardanti i propri utenti. Si può immaginare come questo non piaccia al Cremlino, soprattutto durante gli ultimi mesi nei quali un’opinione pubblica contraria sarebbe difficilmente gestibile rispetto alle “operazioni speciali” lanciate dal presidente russo. 

Chiara Cassarà

Classe '98, laureata in lingue e attualmente studentessa di relazioni internazionali. Mi piace scrivere, girare il mondo e imparare lingue straniere.

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