L’avvento della valuta digitale cinese.

Cosa sono le valute digitali?

Le nuove tecnologie, favorite dallo sviluppo della crittografia (termine con cui si identificano tutte quelle tecniche atte a rendere sicuro il messaggio e leggibile solo a persone autorizzate) e dalla rete “Internet” hanno determinato un cambiamento senza precedenti nella moderna società e nell’economia globale, non ultima la nascita delle criptovalute. Con il termine criptovalute si indicano le “monete nascoste”, chiamate così in quanto non esistono fisicamente e possono essere utilizzate solo attraverso un determinato codice informatico.

In poco tempo queste valute hanno conosciuto un vero “exploit”: il “bitcoin” agli esordi nel 2009 valeva pochi dollari, oggi ne vale più di 40.000. Adesso le “cyber”-valute sono numerose e hanno i nomi più disparati: “Ethereum”, “Dash coin”, “Litecoin” a cui si aggiunge il nuovo Yuan digitale.

E lo Yuan?

Lo yuan è la moneta avente corso legale nella Repubblica Popolare Cinese, negli ultimi anni ha conosciuto una profonda trasformazione, è diventato digitale. Dall’aprile 2020 infatti, la Banca popolare cinese (PBOC) ha dato inizio a un periodo di test per il lancio  dello yuan digitalizzato (e-CNY) in quattro città “pilota”, raggiungendo in poco tempo iscrizioni da record: a ottobre 2021 erano già 140 milioni i registrati. A maggio poi è stato adottato come metodo di pagamento sul famoso sito cinese Alibaba. Il 2022 è stato l’anno decisivo, infatti, dopo circa un anno di sperimentazione, è stato reso gratuito il “download” dell’applicazione per la creazione di portafogli digitali. A gennaio del 2022 gli utenti che avevano compiuto almeno una transazione aveva raggiunto ormai quota 260 milioni. In circa 12 delle più grandi città, tra cui Shanghai e Shenzhen, si possono difatti tranquillamente concludere acquisti attraverso questo nuovo metodo di pagamento.

Quali cambiamenti può determinare?

La Cina è la prima grande potenza che si è accorta delle potenzialità dell’utilizzo delle valute digitali.

I vantaggi cui le autorità cinesi fanno riferimento in merito all’introduzione delle criptovalute riguardano principalmente la loro capacita di essere uno strumento di inclusione  attraverso la loro trasparenza economica, che dovrebbe prevenire la piaga sociale della corruzione. 

Tuttavia, ormai a un passo dall’adozione dell’eYuan a livello nazionale, è possibile analizzare i cambiamenti che potrebbe comportare osservando ciò che sta già accadendo in Africa, dove la diffusione su vasta scala di telefoni di marca Huawei (casa produttrice accusata più volte di legami con l’Esercito Popolare di Liberazione) è vista con sospetto. I telefonini cinesi hanno difatti preinstallato al loro interno un portafoglio digitale per le future valute. Inoltre, attraverso Huawei, la Cina fornisce ai vari stati africani numerosi mezzi di “e-governance”, servizi che vanno dalle elezioni con voto elettronico ai documenti digitali, il rischio è che la Cina possa avviare una profilazione di massa, stesso timore che i garanti della “privacy” europei hanno in merito al costante aumento dell’utilizzo dei servizi forniti dalle “Big Tech” come Google o Facebook.

Edoardo Sabeddu

Goriziano errante al secondo anno di Scienze politiche appassionato di storia e politica, ma anche cinema e fotografia.

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