Cultura

Scrivere fa bene, il potere curativo delle parole

 È capitato a ciascuno di noi di impegnarsi a riempire di parole un foglio bianco, per imposizione o per necessità. Sarebbe banale soffermarsi a evidenziare l’importanza della scrittura nella nostra vita, tuttavia, spesso si cresce associando la scrittura a una performance, considerandola solo come un’attività oggetto di valutazione e di giudizio. Così, d’improvviso, scrivere diventa pesante, e il racconto sulla sua importanza un discorso pregno di retorica e parole vuote. Ma la scrittura ha un ampio ventaglio di applicazioni: quando si pone come un’azione a servizio di qualcun altro, può rivelarsi una fonte di sofferenza, ma quando è a servizio dei nostri pensieri, è terapeutica. 

Il potere curativo delle parole

Non a caso, molti psicologi parlano del “potere curativo delle parole”. I nostri pensieri, infatti, nascono da una stretta combinazione di sensazioni e verbalizzazioni. La parola aiuta a definire e completare un’emozione, perché obbliga a sforzarci di trovare un modo per identificare un vissuto che ha cambiato il nostro modo di comportarci. Non si tratta di un’azione dovuta, ma di un’azione necessaria al nostro corpo per adattarsi e sopravvivere. 

Grazie al prezioso lavoro portato avanti da numerosi psicologi, è stato individuato un preciso disturbo che coinvolge proprio questo meccanismo: l’alessitimia, ossia l’incapacità di verbalizzare e riconoscere sentimenti ed emozioni, proprie e altrui. È stato appurato che l’alessitimia insorge spesso in contemporanea con altri disturbi, come, ad esempio, disturbi legati all’uso di sostanze e disturbi d’ansia. In entrambi i casi, si tratta di circostanze in cui il disturbo genera un impatto emotivo talmente forte da inibire la descrizione a parole del vissuto. Per questa ragione si consiglia di mantenere un diario personale in cui, nei momenti di minore stress, si possono annotare descrizioni del proprio stato emotivo, così da abituarsi a riconoscerlo e a interagire meglio con esso. 

Nonostante ciò, una scrittura incentrata solo sui propri stati emotivi è solo in parte terapeutica. La vera forza della scrittura consiste nel combinare ciò che si percepisce con ciò che si vede. È infatti proprio questa unione di prospettive che permette di esprimere la nostra unicità: vedere una persona e provare una forte emozione solo quando si è in contatto con lei può avere molte interpretazioni, diverse da persona a persona. Scrivere significa dare ad esse una forma, capire come la realtà si incastri con la nostra sensibilità. 

A questo proposito, la scrittura creativa è un altro ambito di particolare interesse, poiché implica il figurarsi di un punto di vista nuovo, aderente a sensazioni immaginarie e possibili, in relazione a un mondo diverso da quello a cui assistiamo solitamente. Creare dei personaggi significa proprio esplorare le diverse combinazioni fra realtà e sensazione che un essere umano può sperimentare. Per molti è un’operazione che apre una via di fuga da un modo di intendere ciò che ci circonda che percepiamo come inevitabile e immodificabile. 

Scrivere aiuta a renderci conto dell’esistenza di pensieri e convinzioni che altrimenti resterebbero chiusi sotto forma di spinte e impulsi; molto spesso non sappiamo nemmeno di pensare un concetto finché non lo scriviamo.

Fermarsi, fare i conti con sé stessi nell’intimità della propria camera con la luce proiettata sulla scrivania e chiedersi “che cosa sto pensando?”, è il primo passo verso la guarigione.

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