L’arciere paralimpica Vincenza Petrilli ad Aiko, “rimettersi sempre in gioco”

“L’anno d’oro dell’Italia”, così è stato definito il 2021 e questa denominazione non è solo legata alle tante medaglie d’oro ricevute nel corso delle Olimpiadi di Tokyo, ma anche ai grandi successi raggiunti in tante competizioni (europei di calcio, europei di pallavolo maschili e femminili, ciclismo, ecc).Ogni anno il mondo dello sport ci regala delle gare che oltre ad attirare il pubblico sono un trampolino di lancio anche per gli atleti che vi partecipano. Quest’anno il nostro Paese ha avuto l’onore di essere rappresentato alle Paralimpiadi di Tokyo da Vincenza Petrilli, l’arciere calabrese che, dopo un terribile incidente che l’ha costretta sulla sedia a rotelle, ha preso in mano la sua vita facendo centro, fino alla conquista della medaglia d’argento. 

Dopo l’incidente che hai avuto, perché hai scelto uno sport poco diffuso, soprattutto in Calabria, e quando hai capito che proprio il tiro con l’arco poteva diventare la via della tua rinascita?

“Il mio incidente è avvenuto nel 2016, poco più di 5 anni fa, Durante il mio ricovero di 6 mesi all’unità spinale di Montecatone ad Imola avevo un programma settimanale fatto di fisioterapia ed ogni pomeriggio era in previsione uno sport diverso e veniva fatto sia per quanto riguarda la riabilitazione sia per darci la possibilità di “rimetterci in gioco”. Tra tutti mi ha colpito il tiro con l’arco, non so il vero motivo, forse perché è uno sport di precisione e c’è quella sfida continua di riuscire a colpire quel cerchio giallo che mi suscita sempre curiosità e mi mette voglia di continuare a tirare. Ero a conoscenza che in Calabria era uno sport poco diffuso, ma per me è stata una sfida anche questa. Ho scelto questo sport, ho continuato a praticarlo e ho portato tanta gente a seguirlo in TV anche alle paralimpiadi.”

Quali emozioni hai provato al tuo esordio alle Paralimpiadi? Ti aspettavi un risultato così importante?

“Arrivare a Tokyo è stata un’emozione grandissima. Io sono entrata a far parte della nazionale paralimpica nel gennaio del 2020, poi a causa della pandemia ci siamo fermati e abbiamo ripreso a gennaio 2021. Durante gli allenamenti con gli altri ragazzi, li ammiravo per quello che sarebbero andati a fare. Hanno fatto una preparazione lunga cinque anni, a causa della pandemia. Cinque anni di lavoro intenso, preparazione fisica, alimentazione e lavoro a livello psicologico. Io di tutto questo ho fatto veramente poco essendo arrivata da pochissimo tempo ed ero convinta quindi di non prendere parte alle Paralimpiadi di Tokyo perché troppo presto per me. Invece circa due settimane prima della partenza è arrivata la convocazione e c’era scritto il mio nome. Ho provato un misto di emozioni incredibili, felicità, ma anche un po’ paura di far una brutta figura, deludere me stessa e chi crede in me. 

Una volta arrivata lì ho cercato di giocarmi tutto, di tirar fuori tutto quello che avevo imparato anche se in poco tempo ed è arrivato per me un risultato incredibile, la medaglia d’argento”.

Dopo l’esperienza di Tokyo cosa è cambiato nella tua vita da atleta?

“Dopo l’esperienza di Tokyo ho trascorso dei giorni in cui mi sentivo molto stanca e anche vuota, perché ero consapevole di aver dato tutto. Qualche giorno dopo mi sono rilassata, ma ho continuato comunque gli allenamenti perché la settimana scorsa ho partecipato ai Campionati Italiani Targa Normodotati. Io gareggio con persone normodotate, perché non c’è nessuna differenza tra chi sta in piedi e chi sta seduto in carrozzina. Ho preso parte alle qualificazione di questi campionati facendo i punteggi che servivano appunto per poter rientrare. Ho gareggiato con gli atleti più forti d’Italia e agli scontri diretti ho raggiunto la nona posizione.”

Pensi che lo sport grazie al vostro esempio di vita possa essere un buon modo per abbattere le barriere e promuovere l’inclusione?

“Spero che lo sport possa essere un modo per abbattere le barriere soprattutto mentali, perché sono quelle il vero problema. Spero di poter essere un esempio per le persone che pensano di non potercela fare. Quando la vita ti mette a dura prova devi fare delle scelte: o ti lasci andare o lotti con le unghie e con i denti, e cerchi di riprenderti ciò che è tuo. Io nel mio piccolo lo sto facendo”

Federica Malivindi

Studentessa di Scienze della comunicazione con la passione per il giornalismo sportivo, amante della danza classica e dell'arte in generale.

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